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desideri
-
Vorrei non averne.
Plutone
Fare l'anamnesi ai desideri costerebbe fiumi d'inchiostro, più semplice, invece, capire se il desiderio è reale, personale, o indotto. Faccio la prova del nove:chiudo gli occhi e visualizzo l'oggetto del mio desiderio, assaporo ogni sfumatura che il possesso mi dà e quando li riapro, il più delle volte, capisco che ciò che volevo era effimero e inappagante al fine della mia crescita. Siamo soliti coniugare desiderio e felicità (realizzazione) e desiderio e frustrazione ( fallimento) , ora è giunto il tempo di essere co-creatori della nostra realtà e in essa i desideri sono solo lontani ricordi.
pia della mura
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Desidèri entro il venti. Desidero entro il venti. Te. Che il venti finirai -o inizierai. Queste nuove realtà che ci attraversano. Desidero entro il venti che ritorni, anche se sei qui accanto a me. Anche se ti vedo ogni cinque giorni. Desidero che mi desideri anche tu, che il centro siamo ancora noi. Il venti finirai, saprò se posso desiderare di averti ancora qui con i tuoi occhi. Dimmi che continueremo a costruire questo sentiero, un mattone dopo l’altro, dimmi che non dovrò farlo da sola. Il venti saprò se posso ancora vederti accanto a me.
Roberta
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Amor che a nullo amato amar perdona.
elvira
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Desideri.
Uno o mille?
Mille e uno.
Ma soprattutto uno.
Vivere! e poi morire.
Che è un po come dire
Vedere Napoli e poi morire.
Vivere e morire.
La stessa moneta delle due facce
Desidero la morte nel momento giusto,
nè prima nè dopo aver imparato a cuore
i mille colori dell'acqua nel sole.
Desideri come sole, come ali.
Volo o voglio vivere
per poi morire per poi vivere, voglio.
Voglio, si voglio no, voglio.
Voglio, si!
Altro, ancora ancora ancora più in alto più su
come il cielo blu
come far l'amore in alto cielo
che è anche alto mare
altro mare
con te
vivere con te
voglio non voglio
morire con te
senza di te
vivere.
Uno solo avevo detto.
Ma siamo in due.
Vivere o morire?
Tutti e due.
Tutte e due.
Assieme
Uno.
Mariner
Non voltarmi ancora le nude spalle…
come posso raccontarti il vuoto
se non vedo più dove finisci?
Sei il bianco prepotente,
il lontano più assordante,
una strada assai distante…
Non fermare col silenzio
la preghiera timida e sommessa
del tuo unico desiderio…
Sei la notte buia e frettolosa
la spiaggia che si ritrae all’acqua
il mare che ti confina e tace
in rumorosa eco di silenzi.
Hai dipinto un vuoto in cielo
e vi hai soffiato il vento…
e mandato nuvole a cancellare me,
ricordo, tempo inutilmente assente…
la tua pelle gettata via!
©blu
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valigia
-
Lo chiamavano Ciro ed era di Pagani. Un buco nero dove camorra e malaffare prosperavano all'ombra della Madonna veneratissima delle galline, portata in processione tutti gli anni con il suo rumoroso seguito di pollame. Una valigia cambiò la sua direttrice di marcia che, con gli Alleati, camminava lungo lo stivale. Camorra e Alleati, un abbraccio del quale non si sa ancora tutto.
Ciro collaborava "a botta" di valige, ma non si è mai capito bene come. C'è chi dice che nella valigia era abile a trsportarci il morto di turno, eliminato di fresco. Valigia come caro funebre. Una valigia lo accompagnava, questo è certo, nei suoi spostamenti continui. Uomo di spicco lo divenne. Fatto sta che, dopo la liberazione, non lo liberò la valigia anzi, lo vincolò. Lui, il capo cammorrista noto come Ciro a valigia, usava la stessa non per la biancheria o i viaggi, ma per trasposto di mitra e pistole.
Una ridestinazione d'uso che decretò il successo della valigia e dell'uomo che, oggi sebbene morto, ancora tutti ricordano: il figlio sta, in altri modi, usando la stessa valigia del padre.
Mariantonietta
la Valiiigiaaa??!!
oh io la conosco bene, è una tipa interessante ma un po' strana, alle
volte la trovo così gonfia che sembra stia per scoppiare, altre volte
invece la vedo aggirarsi per casa mia con un'aria così smunta,
sciupata, quasi depressa direi.
una cosa proprio non capisco: dove trova tutta quell'energia per
viaggiare sù e giù per l'Italia, e sali e scendi dai treni, e
l'autobus, e la metropolitana, e...e poi ogni tanto si perde e devo
andarla a recuperare dopo mille telefonate in giro per aereoporti e
stazioni. è un po' capricciosa Valigia.
io sono un po' stanca di seguirla in tutti questi suoi spostamenti una
volta tanto vorrei esser io a scegliere dove andare e che lei mi
seguisse.
Ma.
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Tutto cominciò con una valigia, quella lì, sul divano appoggiata. Fa troppo caldo in questa stanza bianca, troppe mosche fastidiose che vi girano intorno. Il letto di bambù deve aver conosciuto chiappe migliori e le tende, aggrappate come naufraghi ad un bastone penzolante, non incontrano un detersivo da mesi. La lampada sul comò strizza l'occhio alla macchia giallognola del soffitto e tutt'intorno silenzio, ma qui, anche il silenzio parla.
La valigia mi ha salvata, è stata la mia confidente, il mio sostegno e il mio tesoro, è stata il mio delirio e la mia insofferenza, il mio dubbio e la mia certezza. Sono al capolinea, signori apritela!
pia della mura
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E' mercoledì mattina. Giacomo esce alle 5,30 di casa prende la metro e poi un altro autobus lo porterà a lavoro. L'officina. Amata, odiata. Sa aggiustare qualsiasi cosa e questo lavoro di meccanico all'inzio gli era sembrato manna dal cielo, ma con l'andare del tempo i padroni si sono rivelati per ciò che sono : Padroni schiavisti. Ma ci deve stare.
Per fortuna è mercoledì. Appoggia la valigia nera a terra. Ripassando a memoria, vaga oltre le puzze, gli odori, gli umori della metro ed i suoi rumori. Vaga oltre e ripassa la musica, come l'avesse davanti, come avesse i tasti sotto le dita. Vaga oltre a stasera, quando monterà lo strumento e potrà soffiarvi dentro insieme agli altri. Tutto si fa lieve tra le dita e i tasti, tra la bocca ed il bocchino del sax. Vaga oltre, ma torna qui, nella metro : qualcuno appoggia qualcosa accanto alla sua valigia. Si gira alla sua sinistra. Una ragazza, anche lei sembra oltre. Riccia, mora, con occhi profondi. Giacomo la guarda di sguincio e torna a guardare in basso. Una valigia nera, rigida come la sua, lo sguardo di lei oltre. Giacomo sorride pensando - Anche lei suona- . La forma della valigia è inequivocabile. Giacomo sorride. Lei è bella. Giacomo le sorride. Lei accenna a un disegno delle labbra, che tornano immediatamente all'origine. - E timida - pensa Giacomo. - . La prossima è la mia. Le porte scorrono stridendo, prende la borsa e fuori. Autobus, officina fino alle venti e scappo. Tutto il giorno è andato via in regalo al padre tempo, ma Giacomo il mercoledì se ne frega di perdere attimi di vita. Il mercoledì è profumo di prove. Quando apre la sua valigia Giacomo in un lampo rivede la Riccia di stamattina. La Riccia e la valigia della Riccia. La valigia della Riccia è lì tra le sue gambe, - cazzo - la cerniera della sua valigia non è così. Si rassicura, sperando che la Riccia suoni anche lei, un sax tenore. Apre piano : pezzi lucidi, metallici, non dorati, riflettono parti dello sguardo di Giacomo. Pezzi metallici di uno strumento che non suona la stessa melodia del suo. Pezzi metallici di un mitra.
elvira
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Quando parto per un viaggio, la mia valigia, la lascio a casa.
Scelgo piuttosto uno zainetto, sempre quello, vinto coi punti del COOP.
La valigia è roba da emigrati, tempi vecchi, ormai siamo tutti dottori laureati. Chi c'ha testa si sposta con quella.
Per gli altri, c'è una valigia.
Laureati con valigia? Comprate alla COOP.
Laureati clienti COOP con valigia?
Datemi lo zainetto, so io a chi darlo.
il manzo
V A L I G I A
A GIAVA, LIGIA., LIA VAGLIA LA VIA
LIVIA LAVI GIA' LA GALA A GIALIA ?
AVA VAGA, VA LI, VA LA........... VIGILA!
Simonetta
la valigia è tornata al suo posto accanto al letto. dov'era nel 2007 e dove ora ricompare. ho capito che è lì il posto suo. sempre verde, mi da un senso di quiete immanente e sicurezza. posso partire sempre. posso sempre tornare. posso.
"quella valigia là mi fa paura che domani quando mi sveglio tu non ci sia piu" disse lui incattivito. e la sua paura diventò realtà. ma non la mattina, la sera. rientrò dal lavoro e trovò la lettera di un avvocato, pulcramente sulla scrivania, senz'altro. nessuna spiegazione, tutto già detto. ma la valigia verde non era colpevole. di nulla. il grosso del lavoro lo avevano fatto altre valigie e sacchi neri. addiritura lo zaino da globe trotter, degno di marco polo e railpass vari, caricò su e giù per cinque piani gli abiti stupidamente piu svariati e gli oggetti più precari.
la verde samsonite restò li, ad finem fidelis. la portai con me a piedi fino alla casa nuova. senza letto, senza acqua calda, giusto un materasso e tante scatole, il prezzo della libertà.
tornò l'aria nei miei polmoni e i sogni al loro posto: recuperati,
palpabili, come se aprendo la valigia accanto a me, fosse saltato fuori
quello che di me avevo salvato. me stessa. ero tutta li dentro, il mio vero unico gioiello, il mio corpo. me, my own again, on my own.
sono passati solo 2 anni e lei mi sembra cosi vecchia! l'altra estate,
mentre la caricavo sul bus hamburgo-berlino, ho notato il tessuto che
cedeva. tesoro... "ti ringrazio!" ho mormorato. per la metafora di vita che mi hai regalato. riposa in cantina, custode di un pezzo del mio passato. 1996-2008.
nuova samsonite accanto al letto. altra stanza, senza comodino, ma i mattoni sono miei. la luce è mia. c'è il gas e l'acqua calda.
c'è anche la voglia di partire. nuova, pura, pulita e tutta mia.
mariner
Che peso!
Ho cominciato con una piccola borsa
Dove tenevo le mie cose
Ora ho una valigia difficile da portare!
venus4
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Quando entro in stazione e comincio a trascinare la valigia, sento gli
occhi addosso.
Sono occhi curiosi, occhi sospettosi. Occhi che non conosco, ad ogni
modo.
Io stringo l.impugnatura di cuoio, e mi sento importante.
Mi piace ciondolare nelle sale d.attesa.
Cerco la panchina migliore, che di solito è la più sporca. Quella
lontana dal mondo.
Quando apro la valigia, sto ben attento che non ci sia nessuno alle
spalle.
Una valigia contiene qualcosa, e qualcosa è meglio di niente.
Ci sono persone disposte a uccidere per poco, lo so.
Ci sono anche persone curiose, che bramano di sapere anche ciò che non
interessa a nessuno.
Ma nella mia valigia non c.è niente che non si possa perdere, e nulla
che valga la pena sapere.
Di oggetti ne troviamo in quantità, possiamo anche non averli più
domani.
Il valore non sta nelle cose, ma in ciò che rappresentano.
Una valigia rappresenta tutto ciò che ha dentro.
Nella valigia non c.è niente, ma nessuno lo sa.
La mia valigia invece rappresenta tutto ciò che ho dentro io.
Bisogna saper guardare.
Nella mia valigia non troverete nulla, eppure c.è tutto.
Bisogna saper guardare.
modu
Fare i bagagli e partire
senza addii, scomparire
all’alba, quando la rugiada
brilla sulle valige.
pitagox2
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4
mio padre
-
Da piccola lo temevo
Adolescente lo ho odiato
Ho cominciato ad ignorarlo quando ero una piccola adulta
Poi adulta davvero gli ho riservato il giusto rispetto, alla giusta distanza
Meno male che vive ancora
perchè finalmente posso amarlo
Simonetta
Amavo mio padre, era bello, atletico, simpatico e molto dolce con noi figli.
Chiudo gli occhi e mi pare di sentire l'odore di pino del suo dopobarba, di scorgere quello sbuffo di farina che si ferma sulla piega vezzosa sotto al suo naso, le sue mani sicure distendono l'impasto che diverrà pizza saporita. Lo rivedo stanco, fumare l'ultima sigaretta sotto un cielo di stelle. Sono tanti flash che si accavallano nello spazio di un secondo. Ecco che mi accompagna a scuola, mi "carica" sulle sue spalle e mi canta una canzone. Mio padre non ha mai alzato la voce nè tantomeno le mani, la sua pazienza era pari a quella di Giobbe e con pazienza si è intrattenuto con la morte. Un giorno ti rivedrò, preparerai, lo so, il tuo sorriso più bello e mi tenderai le braccia
chiamandomi Piuzza. Risponderò: papà!
pia della mura
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Quelle manone non le guardavo mai perché mi spaventavano. Eppure lo dicevano tutti che aveva un debole per me. Un periodo mi era preso a baciarlo al ritorno dal lavoro, le mie manine toccavano la testona pelata e là, schiocco di bacio. Ma lo facevo con affetto frenato, era timore, timidezza, vergogna di aver bisogno di baci. Non sapevo e non lo so ancora oggi. L'ho amato e odiato. E mentre lo odiavo per una punizione, ero bruciata dal senso di colpa. Tanto che poi quando è rimasto sotto i ferri, in un brutto ospedale, la voce della mia coscienza mi ha rinnovato una ferita mai chiusa.
Ricordo il suo odore, come fosse ancora ora a girare per casa mia, dietro i miei figli nipoti, quando invece, non ha mai conosciuto i bambini mai vista la mia casa.
Ricordo uno dei suoi peccati grossi, la gola : motivo di lagna da parte di mamma, era la sua mania di finire una biscottiera intera di lavoro fresco di mani e forno.
L'altro grosso? L'ira. La temevo, ma ancora più l'avevano temuta i miei fratelli maggiori, d'altronde io ero la sua preferita, lo dicevano tutti.
Anni e anni hanno stratificato sensazioni ferme a venti anni fa, sensazioni rimosse perché il dolore era forte e forse la mia anima troppo giovane ancora, per poterlo sopportare.
elvira
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Mio padre ha sposato mia madre.
È nata mia sorella, mio fratello, sono nata io.
Questo mese papà ha compiuto sessantacinque anni.
Venerdì abbiamo festeggiato in osteria, da Mario, sottaceti, lasagne, vino da tavola, panettone. Alla fine eravamo sazi e contenti. I musicanti ubriachi suonavano le fisarmoniche, le donne ballavano.
Mi sono addormentata in macchina alle 4. Luca mi ha detto che poi Marco e Gianni hanno riportato mio padre a casa di peso.
Dormiva già, con un sorriso e la bava. Tanti auguri babbo.
Klara
Ogni lavata di capo è ragionevole e spronante, nelle sue mani esperte di barbiere.
Lui dice di non sapere niente e non vuole raccontare mai nulla, però se per caso qualcuno la spara grossa, allora lo zittisce e gli corregge l’antefatto. Ho visto tanti di quegli “ipsi dixit” colare assieme al vapore sugli specchi, e ascoltato un infinità di note jazz dentro nastri biascicati. Le copie.
Gli originali se li tiene a casa, vicino al Lenco 75 dove sotto qualcuno per lui ha sempre spolverato.
Possesso e custodia a ricordar la piccola impresa di una grande scalata, e tante difficili imprese nelle piccole “scalate” di ogni giorno. Ma se avverte di aver stirato troppo sul passato da solo si ammonisce: “Diego, dacci un taglio!”
raymond
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Vedo rosso tutto intorno, sento il calore delle sue mani.
Scivolo su di lui senza attriti.
Aveva la barba scura e con le mi piccole mani la sentivo forte quando
cercavo di tirargliela via.
Era Babbo Natale, era il sorriso, il gioco, la protezione.
Ora continuo a cercarlo in ogni sguardo, lo vedo nelle piccole attenzioni di
chiunque, lo sogno per il mio futuro.
stedime
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3
luna
-
UNA LUNA DEMENZIALE
Alta nel cielo
mostra sempre la stessa faccia
Abbaia ed ha il pelo corto
quando vado a trovare i miei amici mi salta addosso
Una mattina mi ha detto
"prof non sono preparata"
Con l'apostrofo
è l'ora di pranzo
Oppure
non è l'altra
E se davanti ci fosse "MEZZA"
la userei per fare il pesto alla genovese
LUNA si firmava una studentessa dislessica
che aveva perso una A
Ma stanotte è nuvoloso
e lei, fregandosene di indicarci la strada
con la sua gobba,
non c'è
Ma se non c'è .....
allora non è notte ma è giorno
Simonetta
Ogni volta che la guardo con il naso all'insù mi libro in volo come nei quadri di Chagall. Veloce mi rammento di momenti trascorsi , sospirosi momenti, ad attenderla ammainarsi all'orizzonte, lei, la pallida signora altera ed elegante, a lasciare lo strascico argenteo sulla distesa nera del mare. Luna come favola sospesa a benedire di promesse la notte, in attesa di un'altra luna, magari solo mezza o abbrumata da nuvole capricciose. Ma sempre luna.
Mariantonietta
...MA NON IL VIZIO
ottusa come una falena
sbatto nella notte
contro la luna piena.
ratto il pipistrello abusa
della sua ala a mantello
annusa l'aria .
e poi mi mangia
con tutto il pelo
che copre la mia pancia.
ezraz
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Bevo una roba che ha dentro verbena e melissa, forse zabaione.
Siedo fuori, ascolto i grilli. Fa abbastanza freddo ma vesto leggero. Mi giro in direzione del bosco nero e conto fino a tre. Sento un fischio lontano. Guardo in alto. Gli occhi fanno fatica a mettere a fuoco con questo buio, devo ammetterlo, e sono anche un po' stanco. Che ore saranno non né ho idea, non uso orologi ma a giudicare dall'intensità della notte dev'essere molto tardi. Amo prendere aria, far riposare le gambe, stare in natura, contemplare le lucette delle stelle; una in particolare attira la mia attenzione, è piccolissima ma molto brillante.
Il vapore della tazza mi sbatte in faccia, i miei occhiali si appannano. Questa roba sa di calze. Domani è il mio compleanno. Mi ricordo di quando andavo alle elementari. Tecla... dove sei... Guardo la luna.
il manzo
Alla Luna
ho provato a scrivere una canzoncina
senza pretese
senza averla vicina
moonlight
... paper light ...
I can tell you something never said and more
a new release for control my crazy brain.
Why are you not listening to me now ?
and relight, in a mysterious way
the others supplies
so far to my favourite feel
pretending to me
one better soul
in other shores...
raymond
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tu lo voglia o no, devasta
annienta la certezza
di schiena colpisce, denuda
stupra il pensiero e accende
l'ultima bugia d'amore. la luna
abbandona, fluisce in stadi
e in monti, una faccia,
una ballerina. senza far niente
governa le maree, i cicli della terra,
quando è stanca, eclissa. occhio
del cielo, luminoso, bianco, irrompe
d'argento, o in luce appena,
simula, inganna, si fa mezza spicchio,
segna l'orizzonte degli eventi
quando piena tracima nel mare
fa uscire lupi e licantropi
pitagox2
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Era appena entrato in una miniera, abbandonata da anni, la curiosità aveva preso il sopravvento sulla prudenza.
Non sarebbe dovuto andare da solo.
Aveva imboccato una galleria, rimando affascinato dal luccichio dei minerali che le pareti gli rinviavano contro la luce della sua torcia.
Decise di andare avanti.
La curiosità era forte, più forte della paura che sentiva in fondo al cuore, quindi contiguo a passare di galleria in galleria, come incantato.
Si stava smarrendo, estasiato da quella atmosfera, ma ormai del tutto concentrato nelle sue fantasie.
Un improvviso rumore lo fece voltare, non ci fece molto caso, continuò, invece, ad andare avanti.
Mentre osservava una roccia, particolarmente interessante, udì un altro rumore.
Questa volta sembrava che l'inferno si voltasse, vide delle fiammelle, e voltandosi vide che la galleria che aveva appena percorso era ridotta ad un masso di macerie.
Nell'aria si sentiva un odore particolare.
Dentro di sé ironicamente pensò che fosse un peccato non aver portato un canarino, forse lo avrebbe aiutato a capire, se quell'odore fosse derivato da qualche gas sprigionato dalle viscere della miniera.
L'unico modo per saperlo sarebbe stato sfregare un fiammifero!
Pazza idea!
Il problema primario era quella di uscire da quella trappola!
Si guardò in giro, quello che vide non era consolante!
Aveva solo una galleria avanti, decise di percorrerla.
Per fortuna aveva con sé degli attrezzi, Per fortuna! Anche delle batterie di ricambio per la torcia!
Benedì' la propria previdenza.
Prese la borraccia e bagnò un fazzoletto con l'acqua, pensando che se non fosse uscito quell'acqua gli sarebbe servita solo a prolungare la sua agonia di sepolto vivo, se lo pose davanti al naso ed alla bocca.
Giunse alla fine della galleria.
Lo spettacolo che gli si parò avanti, gli tolse tutte le speranze.
Un muro di terra.
La tastò, si accorse che non era roccia ma terra fine.
Il suo cuore si acese di speranza.
Tirò fuori il badile, lo montò, e con esso prese a scavare.
Sudava per la paura, o per la fatica, ma la speranza lo pervadeva.
Continuò a scavare.
Il sudore gli offuscava la vista.
Si passò uno straccio davanti agli occhi, il suo respiro era affannoso, evidentemente non era sufficiente.
Gli girava la testa.
Alla fine si trovò innanzi alla roccia.
Lo prese un senso di panico.
Montò il piccone, prese con rabbia a picconare, non riusciva a respirare.
Continuò ad aggredire la roccia.
Un briciolo di luce!
Continuò con maggior determinazione.
Usò le mani.
Dopo, quello che a lui parve una vita, vide un riflesso argenteo.
Era la Luna!
Dopo poco era fuori! Era salvo!
venus4
http://venus4.splinder.com
2
bicchiere
-
Il mio è completo. Goccia a goccia l'ho assiepato di emozioni, vergato di lettere e pensieri non miei. Ora basta. Lo dissi da mesi, senza avere la forza adamantina di ora.
Agglomerati di bollicine, i sentimenti morti, ormai, non galleggiano più: il mio bicchiere è forgiato nel cristallo di rocca, l'unico che adopero dopo la fuga, lo smembramento di ogni tensione, la calma, distesa chiara dopo la tempesta che, fin nell'orlo del calice, ha sobillato la mia pazienza.
Ora lo contemplo. Il bicchiere non è muto: mi diverto ad ascoltarlo.
marzia
http://marzia.wordpress.com
Non è facile riferire
di non voler sapere
cosa pensa di me
la mia migliore amica
e mentre la scruto
dietro l'ambra del whisky
perfòro il mio il fegato
per addormentare il cuore.
raymond
http://raymond.splinder.com
il bicchiere mezzo pieno
il bicchiere mezzo vuoto
sono visuali della vita
chi lo sceglie come compagno
di certo non ci guadagna
ci si puo' perdere in un bicchiere
alcuni ci affogano i dispiaceri
altri ci inzuppano il quotidiano
per un bicchiere si perdono gli affetti
alcuni perdono proprio tutto
e una figlia si e' vestita a lutto
virginia
http://ladolcetempesta.splinder.com
Elemento fondamentale il bicchiere.
Perché se lo vedi mezzo pieno, allora sei un inguaribile ottimista – della serie “come va? Potrebbe andare peggio” – invece se lo vedi mezzo vuoto, allora sei un inguaribile pessimista – della serie “come va? Uhm…si tira avanti” –.
E poi il bicchiere caratterizza la convivialità, lo stare insieme, il festeggiamento: “In alto i bicchieri e il vino va giù!”; se raggiungi un traguardo importante non puoi sottrarti dall’obbligo verso i tuoi amici: “Dai, andiamoci a fare un bicchiere!”. Anche se alla fine, quando si attraversano dei brutti periodi, c’è sempre qualcuno che ti ricorda che “…non troverai quello che cerchi nel fondo di un bicchiere”.
Magari nel fondo del bicchiere no, ma nel bicchiere di fondo forse si, il bicchiere della staffa – in pratica l’ultimo bicchiere prima di congedarsi e tornare a casa – che già i nobiluomini dell’800 avevano imparato ad apprezzare; in fondo la ‘regola’ parlava chiaro: “non metterti in cammino se la bocca non sa di vino!”, motto al momento non attualizzabile.
Infine, in tempi non sospetti, qualcuno riteneva che la felicità potesse essere raggiunta anche solo con “…un bicchiere di vino con un panino”, affermazione quanto mai da rivalutare.
Ale_85
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Bicchiere bere tacere bocca piena.
Se ho sete riempio il secchio, quando è secco.
il manzo
Una mano guantata porta il flut alle labbra, lasciando una lieve impronta di rossetto, gli occhi sono persi nel vuoto, sente lui parlare, ma non ascolta guarda solamente i riflessi di luce che scaturiscono dal bicchiere che stringe tra le dita.
Da qualche altra parte, una coppia festeggia e ride, finamente è arrivato il loro primo figlio!
venus4
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Agosto - è un mese crudele.
Ti rubi il bicchiere Mojo Bar dal marciapiede tornando a casa, e lo lavi bene bene, hai paura del epatite abcd o dell'influenza A.
Ma sarà il bicchiere delle tue bevute davanti a Splinder invernale ormai. È troppo bello. Non importa quale labbra estranee l'hanno sfiorato. C'è molta infelicità, la gente è sola e non si innamora più. Torna a casa la sera da sola. Hanno creduto che queste sono "le vacanze". Coppie che si trascinano il compagno fino a un gay bar sconosciuto "the cute" al Taxim per dirgli che non parlano mai fra loro, che non hanno niente più da dire, o mangiare dolcetti a "Saray", o che visitano un hamam dove sembra un cast di un film bareback, o vanno in Calabria per passare due settimane a fare le parole crociate.
Settembre - Nel tramonto turco luminoso cominciamo a scendere sferragliando lungo la strada per Fatih. La donna si guarda intorno con interesse, indicando i punti storici famigliari, in perfetto buonumore.
E' la prima volta che prendono un taxi in questa vacanza, istant bull è fatta a colline ed è caotica.
Aveva ripreso piena padronanza di sè e sorrideva. Era evidente che da parecchio tempo non faceva un giro in macchina e che era ben decisa a godersela. Attraversarono il Bosforo, il Sultanahmet, il mercato coperto più grande del mondo, la moschea blu. Una stupefacente accozzaglia di oggetti, dai musarabiya egiziani alle lucene di moschea turche. Voleva spogliare il mondo musulmano dai suoi preziosi tesori, così, per dispetto per quello ellenico, a parte i mosaici di Santa Sofia che non sarebbe mancato nulla.
Ottobre - è il momento di cambiare domicilio dentro se stessa.
Novembre - è alle porte ormai, le vostre vacanze stanno per finire.
La vostra abbronzatura diventerà gialla piscio epatica, cambiate domicilio rifugiatevi nei commenti, il mio vampiro in carico non mi avrebbe permesso di stare troppo lontano da casa, la casa da domani avrebbe pullulato di lucertole, topi, serpenti, gatti in fase terminale, e non so quale altro esemplare orrendo strisciante inventato dal creatore per rendermi sgradevole la vita quest'autunno.
Chi non ha mai sentito da vicino l'olezzo di un gufo, la alimentazione forzata di un essere peloso, le flebo, le punture, o visto una lucertola che vomita sul vostro nuovo costume da bagno, un camaleonte che striscia ai vostri piedi dentro il letto, un ragno esotico velenoso che vi accarezza la faccia mentre dormite.., un serpente bicefalo che tenta di infilarsi fra le vostre chiappe, non può farsi un idea di quel che intendo dire. Quel bicchiere È troppo bello. Non importa quale labbra estranee l'hanno sfiorato
lefty333boy
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Galleggiava appena nel bicchiere, appannato dall'uso e dal calcare, la dentiera di zio Pietro.
La casa grande, i bagni due, per essere usati tranquillamente da tutti noi che nei periodi di maggiore affluenza in casa, arrivavamo ad essere sette o anche otto, quando nonno saliva tre piani di scale e veniva a farsi coccolare dai nipoti buoni.
Insomma, io capitavo sempre ad usare il lavandino su cui troneggiava, in bella mostra, quel bicchiere e al suo interno la dentiera.
Da ragazzina avevo paura che, prima o poi, quell'essere immondo sarebbe uscito dal suo pantano di colore indefinibile, per mordermi una guancia mentre ignara mi inchinavo sul lavandino a lavare i miei denti.
Dopo la malattia, zio si trasferì altrove portando via la dentiera.
Il bicchiere no. Mi ricordo, lasciò a mia mamma in quell'ultimo giorno, l'onere, onore di svuotarlo. Pensai io a farlo sparire per sempre.
elvira
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bicchieri diversi, sono cristalli lucidi
hanno spigoli lisci, non fanno male:
uno azzurro a corolla l’ho acquistato a Praga
quando ancora la gente cantava nelle chiese
l’altro rosa in una bottega di vetri, ha il bordo
d’oro, quando titinna pare salutare cortese
uno l’ho trovato sulla bancarella del mercato
è trasparente, sottile e ricamato.
il quarto è giallo di vetro soffiato
un altro ancora l’avevo cercato in un bazar
ad Istambul, c’è una coppa, ultima rimasta
di un servizio di mia madre comprato all’asta,
il mio preferito è blu, mi ha catturato
fin da quando lo vidi la prima volta giù
al Village , New York, al mercato dell’usato.
bicchieri spaiati, ognuno una storia,
coi quali brindare all’amore con l’abito bello
e le scarpe rosse, al profumo del mare,
all’amicizia, alla speranza
di un mondo migliore ancora possibile
pitagox2
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1
gabinetto
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Il gabinetto è stato per me un compagno
molto stretto il mio diario non scritto
sul gabinetto non ero mai sola
sembrava il salotto di una gran signora
ricevevo confidenze e davo audienza
sul gabinetto parlavo dell'amore
con la mia amica del cuore
li' sul gabinetto fantasticavo
sul futuro e lo scrivevo sulla carta
con cui poi mi pulivo il culo
sul gabinetto ho versato le mie lacrime di gioia
osservando il segno positivo del test che mi diceva sei mamma
li la mia bambina mi ha detto
ò mamma son diventata donna
e li le ho detto da oggi tutto cambiera'
e sei cambiata davvero ti sei trasformata
e sempre li' mi hai confidato
che tra poco te ne saresti andata
ora quel salotto frequentatissimo
e sempre in coloratissima confusione
di suoni colori e odori
e diventato quello che e'
un gabinetto dove starci
lo stretto necessario
e non piu 'un diario
virginia
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La mattina in tutta fretta
devo entrare in quel pertugio
ed uscirne molto a breve
sia che è pesa sia che è lieve.
Perché c'è chi fa la fila,
siamo in tre ma sembran cento,
quando aspettan dietro il legno
e mi bussan con dispetto.
Ma la sera è miglior vita
se mi infilo io lì dentro,
mentre mamma ci prepara
e mio frate mi tormenta.
Mi rifugio col fumetto
e mi siedo su quel trono,
pure senza utilizzarlo,
io mi sento proprio un RE
Presto capirai il perché.
Mamma è stanca quando torna
e con Fede spesso sbotta
e se ho fatto anch'io qualcosa,
me ne prendo la mia scorta.
Ma poiché a me non piace
di sentire discussioni
Io mi chiudo con la scusa
Così non rompono. *
Quando poi la mamma chiama
- Ale è pronto, corri qua ! -
Io lo so che lei ha sfumato
ed un bacio ci darà.
* La rima è sottintesa per eleganza.
elvira
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Inserisco tenui percezioni
diluisco notizie infamanti
biasimo il superfluo
e controllo l'incontrollabile
dove mai avrò un caldo
settembre?
estavio
Sempre presa dall’aspetto pratico della vita, immersa fino ai gomiti tra cucina e gabinetto, non dimentica mai sacchetti di lavanda o cotogne trasformando il gabinetto in un prato o in un frutteto odoroso. Ma l’aspetto pratico della vita riserva delle sorprese a volte, e non manca di segreti!
(Platone s’interessava alla teoria e anche al gabinetto, nominandolo in altro modo ai suoi discepoli, il gabinetto era il locale onde soleva nelle stagioni ventose radunarsi con gli amici pur di non rinunciare alle sue menatine di preferenza condotte passeggiando in verdeggianti giardini, il ritiro invece per funzioni fisiologiche era svolto in luogo appartato, all’aperto, da qui forse ritirata, il gabinetto vero e proprio fu inventato in epoca romana, vespasiano appunto, uno stallo di legno giusto adatto a proteggere da occhi indiscreti, tuttora il gabinetto viene usato in politica forse per designare che i politici fanno cagare.
La cura della persona passa dal gabinetto, non per nulla i francesi tengono separata la salle de bain dalla toilette, mentre gli inglesi se ne fregano sia dell’uno che dell’altro. Veri altari di beatitudine sono i gabinetti delle antiche case giapponesi, cui è riservato uno spazio adeguato nel giardino, ispirano calma e rilassamento, favoriscono evacuazioni deliziate dal frusciare lieve dei rami di ginkgo, sono costruiti con legni pregiati e tenuti lucidi e porosi, morbidi, da cere finissime. Per i giapponesi il gabinetto è un culto, ora le abitazioni moderne sono dotate di toto, pare un water normale a prima vista, ma è munito di: asciugatore ad aria calda, asse preriscaldata, massaggio, regolazione del getto d’acqua, apertura automatica del coperchio come lo sciacquone finale...)
pitagox2
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Mi piace andare al gabinetto. Cacca e pipì. Il mio corpo si libera di quello che non serve, evacuo o spruzzo, è una goduria perchè stuzzico i nervi, stimolo i sensi, soddisfo bisogni, li faccio, quando lo sfintere si dilata, oppure l'orifizio, alzo la concentrazione, al di là della materia, liquida o solida, seduto o in piedi, occhi chiusi o aperti, è un orgasmo psicofisico istantaneo, che scivola via, esce e se ne va, troppo presto. Lo stato di rinascita che ne consegue, durante il periodo refrattario, lascia solo il gusto invisibile, appena percettibile, di un ricordo recente, dentro un sollievo generato, seduto o in piedi, con un sottofondo di marea.
il manzo
SCRIVERE LIBERO 2009 2010
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ISTRUZIONI PER GIOCARE
- La partecipazione al gioco di scrittura "SCRIVERE LIBERO 2009 2010" è libera, gratuita e aperta a tutti.
- Dopo la comunicazione del tema, i partecipanti sono invitati a produrre per ispirazione uno scritto personale di qualsiasi genere.
- IMPORTANTE: per aver diritto alla pubblicazione, il testo inviato deve recare OGNI VOLTA la firma (nome o nick) dell'autore, nonchè, eventualmente, un link (sito o blog) di riferimento.
- NON ci sono limiti di parole nella composizione. Ma si consiglia di evitare la prolissità.
- Gli scritti vanno inviati entro la data di scadenza all'indirizzo caliyuga [at] caliyuga.com.
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